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CENTRO PIACENTINIANO

Bergamo

2017

Premessa

Costruire mondo, che, almeno negli esempi più alti di costruzione della città, è stato da sempre inteso come un’edi cazione innovatrice mediata da una demolizione consapevole (F.Choay), è divenuto oggigiorno l’urgenza più grande e più sentita. La grande stagione di ebbrezza dello sviluppo edile quantitativo si può dire oramai esaurita (almeno nella nostra area geogra ca) e il compito prioritario non solo dell’architettura sembra essere divenuto quello di emendare territori feriti, separati, ridare coerenza e senso di appartenenza a brani e parti di città spesso sviluppatesi né in relazione dialogica né dialettica.

Troppo sovente si assiste ad un uso super ciale del termine “identità”, in cui all’intrappolamento claustrofobico di un localismo esasperato fa spaventosa eco una implacabile eliminazione di ogni traccia memoriale. Diviene perciò imprescindibile e non più rinviabile delineare direzioni condivise in cui attivare conservazioni innovatrici, in cui al feticismo autoreferenziale di una assoluta conservazione non più vitale possano essere sostituite nuove pre gurazioni progettuali che tengano in animo quelle risorse memoriali facendole divenire matrice di nuovi sviluppi identitari.

In questo nuovo scenario assume sempre più importanza la riconquista della Progettazione del suolo (B.Secchi), inteso non come elemento subordinato all’egemonia e all’arroganza dei “pieni” a cui piegarsi come ancella servente, e neppure come spazio interstiziale autonomo indipendente da ogni “oggetto” architettonico costruito come troppo spesso succede nell’odierno Landscape urbanism; al contrario, come magistralmente asserito da A.Siza, “progettare è come pensare una successione di positivo e negativo, essendo ognuno il risultato dell’altro. Quindi è evidente che per dominare mentalmente il progetto è necessario lavorare su entrambe, anche se poi il risultato è unitario”.

Si tratta quindi n da subito di attivare un ascolto profondo che partendo dalle tracce, dalle sinopie già presenti in qualunque territorio, sia in grado di cogliere le risorse già esistenti, di operare un tentativo di messa a sistema di tutti quegli elementi che ne possono arricchire la qualità dell’abitare; sia capace di costituire nuove relazioni in grado di riaccendere nuovi sensi di appartenenza, nuovi sentimenti di prossimità; possa attivare nuove sinergie attraverso nuove con gurazioni progettuali, ma anche attraverso l’inserimento di nuove funzioni, di nuovi poli aggregativi, di nuove strategie polivalenti; il tutto con l’intento di costituire un quadro organico e coerente di azioni (che siano urbanistiche, architettoniche, commerciali, sociali, comunicative) in una sin-fonia di contributi che siano nuovi semi fecondi di possibilità di incontro, di urbanitè, di costituzione di senso co-appartenenza.

 

Lo Sguardo Progettuale

L’urbs avanza, straripa; esce dalle mura difensive. Naturalmente si espande lungo le direttrici delle strade territoriali verso i grandi centri; si formano dei borghi fuori dalle mura, con una loro autonomia, con una loro tassonomia. Ma a loro volta anch’essi vengono protetti e avvolti da nuove mura difensive. Tra questi nuclei di antico regime così formatisi rimangono campi, prati, per lo più coltivati, fonte di sostentamento, forza vitale, brani di campagna intrufolata nella compagine compatta; respiro di natura nel solido continuo dell’edi cato. Le persone abitano questi “vuoti”; oltre a coltivarli, ci transitano; ne colgono le potenzialità di una posizione “comoda” per avviare gli scambi (vicino alle mura, in piano rispetto alla città alta); si formano delle consuetudini. A furia di solcare la terra, nasce un sentiero, il sentierino; poi gli si da forza, lo si borda di alberi, lo si pavimenta, lo si indirizza prospetticamente su una nuova erigenda Chiesa dandogli suggello simbolico. Sta nascendo un luogo con la sua forza, con la sua identità.

Ma la città è destinata a crescere ancora, non si può fermare (Cacciari, La città); è destinata ad occupare, oltre i lotti al di fuori delle mura, gli spazi “vuoti” al suo interno; secondo nuove regole, nuove modalità; spesso in addizione a quelle che le hanno precedute, altre volte in maniera noncurante. Sul selciato, ora diventato Sentierone, si attesta la “fabbrica della Fiera” a cui si contrappone il Teatro. Si riconosce la strategicità della posizione; s’incomincia a formalizzare, anche se senza una gura spaziale ricapitolatrice, la topicità del luogo con elementi di autorappresentazione. Si avviano sostituzioni, si dà seguito a disegni urbani che cercano di dare un ordine formale, una gerarchia agli spazi, dando qualità urbana e una certa retorica a questo brano di città. Ma il segno antico, il doppio lare del Sentierone, resiste; è più forte della volontà di celebrazione dell’erigendo centro direzionale Piacentiniano. E questa resistenza si evince anche nelle ragioni profonde del luogo, che non riescono a “cantare in coro”, ad amalgamarsi no in fondo con questo ordine imposto, pur riconosciuto ed amato dai cittadini bergamaschi. I due borghi antichi rimangono divisi, separati, “interrotti” dal usso sempre più crescente delle auto che dal viale della stazione si inerpicano no a città alta. Gli spazi vuoti, seppur disegnati a giardino, rimangono “sincopati”, “a se stanti”, non capaci di legare e legarsi alle molte presenze, alle molte risorse esistenti; non capaci di farsi “luogo intero” carico delle molte di erenze, ma capace di essere condensatore di relazioni vaste, collante collettivo indispensabile per creare continuità urbana.

L’immagine di Bergamo e del Sentierone

 

La città di Bergamo nasce in origine come “pérgamon” (rocca, cittadella) o “berg-heim” (borgo sul colle). A prescin- dere dalle di erenze nelle interpretazioni circa il toponimo, l’identità cittadina si fonda sul proprio rapporto con le Alpi Orobie e la Pianura Padana a nord e a sud, tra le quali Bergamo crea una porta ed un punto di collegamento e relazione.

La stessa tradizione storica e urbana si fonda su questo rapporto tra alto e basso, tra cittadella e borghi, che continua- mente ritornano nell’immaginario collettivo della bergamasca, territorio “di sopra” e “di sotto”. Ai piedi della città alta, centro di cultura locale forte, si formano borghi lungo le varie vie territoriali che collegano la città ai propri dintorni. Sviluppatesi grazie alle vie commerciali tra Bergamo e diverse città italiane ed europee, i borghi vivono tutt’oggi della propria tradizione commerciale ed artigianale che li rende vivi e abitati durante tutto l‘anno, sia da parte di turisti che dalla gente del luogo. Inoltre, l’importanza della città bassa è confermata dall’antichità delle “muraine”, seconda cerchia oltre le Città alta, che la circondavano sin dal XIV secolo, unendo simbolicamente e spazialmente i due livelli. Mentre la “città sul colle” continua a rimanere il centro identitario principale, i campi un tempo di usi tra i vari borghi formano un’ulteriore testimonianza della tradizione commerciale della città bassa. Col tempo si viene a consolidare, come campo comune, un’area non coltivata, ma destinata alle ere tanto locali quanto europee: il campo di Sant’A- lessandro. Forse a causa della sua posizione centrale rispetto ai borghi, in mezzo ai due principali San Leonardo e Pignolo, o per il suo rapporto privilegiato con Città alta, in asse con l’ultima cresta dei Colli di Bergamo, il campo di Sant’Alessandro è da sempre il luogo di ritrovo per la era annuale ed altre manifestazioni teatrali, culturali e religiose, che si susseguono ancora oggi nello stesso luogo.

L’unico segno permanente del campo è il vecchio sentierino, ora Sentierone, che correva in mezzo al prato, parallelo alle muraine, collegando i due borghi ad Est e ad Ovest.

Il prato di Sant’Alessandro

XVI secolo

Già nel XVI secolo il campo di Sant’Alessandro viene rappresentato come prato non coltivato (senza solchi sul terreno) raggiunto rispettivamente dalle vie oggi XX Settembre e Tasso e delimitato a nord dal vecchio Spedale di San Marco ed a sud dalle Muraine. L’importanza e la storicità dell’uso di questo spazio sono testimoniati dalla colonna che si ergeva nel suo centro, a memoria delle ere che dal 899 d.C. si susseguono in questo spazio. A questa soglia il Sentierone, allora sentierino, non viene rappresentato, forse a signi care la maggiore importanza del campo come centralità (sot- tolineata dalla colonna), piuttosto che puro collegamento tra i borghi.

Il campo si presentava nella sua unitarietà di forma e di struttura urbana: era il luogo dove ogni borgo si a acciava e ritro- vava lo spazio di pianura con vista sulla città alta, luogo di tranquillità durante l’anno e di fermento nei giorni di era e festa.

Il sentierino e le sue tracce

1660

 

Già nel XVI secolo il campo di Sant’Alessandro viene rappresentato come prato non coltivato (senza solchi sul terreno) raggiunto rispettivamente dalle vie oggi XX Settembre e Tasso e delimitato a nord dal vecchio Spedale di San Marco ed a sud dalle Muraine. L’importanza e la storicità dell’uso di questo spazio sono testimoniati dalla colonna che si ergeva nel suo centro, a memoria delle ere che dal 899 d.C. si susseguono in questo spazio. A questa soglia il Sentierone, allora sentierino, non viene rappresentato, forse a signi care la maggiore importanza del campo come centralità (sot- tolineata dalla colonna), piuttosto che puro collegamento tra i borghi.

Il campo si presentava nella sua unitarietà di forma e di struttura urbana: era il luogo dove ogni borgo si a acciava e ritro- vava lo spazio di pianura con vista sulla città alta, luogo di tranquillità durante l’anno e di fermento nei giorni di era e festa.

L’attestamento della “Fabbrica della era”

1790

La era di Sant’Alessandro, spesso sede di incendi, si colloca in una sede stabile in mattoni costruita tra il 1734 ed il 1740, grazie ad un accordo tra i vari mercanti, occupando il tradizionale Campo omonimo. Poco dopo, tra il 1786 e il 1799, viene ultimato anche il teatro Riccardi, anch’esso in precedenza ricostruito annualmente in legno.

Il Campo di Sant’Alessandro inizia a perdere la propria unitarietà, schiacciata dalla era in muratura e “rotta” dal teatro sta- bile, e a connotarsi sempre più come spazio urbano, piuttosto che naturale. Il Campo ha così una forma molto più irregolare e allungata lungo l’asse del Sentierone, che mantiene la sua qualità di collegamento. Sempre forte rimane la centralità del luogo, ora segnata da edi ci stabili e con tipologie uniche all’interno del tessuto urbano.

 

Il centro direzionale piacentiniano

1927

Nel XX secolo continuano le grandi trasformazioni del centro di Bergamo bassa. In seguito all’apertura delle Muraine in Porta Nuova nel 1837 e alla realizzazione della stazione ferroviaria, in asse alla Porta, più a sud, viene ulteriormente alterata la forma urbana del campo di Sant’Alessandro, ora tagliato a metà da viale Roma.La giacitura del Sentierone, parallela alle Muraine, viene indebolita con la demolizione nel 1901 di queste ultime.

A sancire la nuova natura urbana del luogo è il concorso per il centro di Bergamo bassa, bandito per due volte nel 1906 e nel 1907. A vincere è il progetto Piacentini e Quaroni, che conferirà a questa porzione di città l’immagine che permane tutt’ora.

Il centro Piacentiniano presenta una forte monumentalità lungo viale Roma che annulla quasi completamente l’unità del Sentierone, oggi percepita solo in occasione delle ere. La portata veicolare della via non fa che separare ulteriormente l’area del vecchio Campo, non per nulla oggi separata anche nella toponomastica in Piazzale Matteotti e Piazza Cavour.Le funzioni previste dal progetto vincitore, in prevalenza terziarie, originano criticità che tutt’oggi si ripercuotono in questo cuore di Bergamo bassa, dove i borghi dovrebbero incontrarsi, che invece si disperdono; dove i diversi edi ci pubblici dovreb- bero parlarsi, che invece rimangono chiusi ed isolati; dove gli spazi aperti dovrebbero rievocare l’originaria unità del Campo, in cui manca una struttura delineata.

 

La grande Piazza tra Pignolo e San Leonardo

2017

Il progetto cerca di ricostituire le qualità iniziali, il genius loci, del Campo di Sant’Alessandro, pur rispettando la sua nuova connotazione urbana e le nuove direttrici aperte in questo spazio.Il vecchio campo viene ricon gurato in una Grande Piazza il cui obiettivo principale è ridare forza al tema della “porta urbis” della città bassa e di “a accio” dei borghi su di un grande spazio comune ed unitario, in cui il segno forte ed uni catore rimane quello dei lari alberati del Sentierone. La Piazza, inoltre, vuole donare unità e sistematicità agli spazi oggi separati di questo grande spazio aperto, che appro tta dell’irregolarità dei propri bordi per generare porosi- tà attraverso il costruito, sfruttando e conquistando corti interne e “chiostri” più nascosti quali Piazza Dante o Piazza Cavour.

Questo luogo da sempre “comune” ed “europeo”, può e deve tornare a possedere l’unità posseduta storicamente, facendosi carico dei risvolti storici degli ultimi due secoli che l’hanno portato da Campo a Piazza, riconquistando il proprio ruolo di “porta” della città e “centro” dei borghi.

 

 

Il Progetto

Il progetto parte da questo presupposto: la volontà di instaurare nuova centralità urbana in grado di divenire luogo ricapitolativo e d’unione dei due borghi (Borgo Pignolo e borgo San Leonardo), facendoli “lavorare” insieme; la volontà di esprimere quel senso identitario così potente attraverso la ricerca di nuove soluzioni che ne richiamino continuamente il genius loci; la volontà di esprimere nell’unitarietà le molteplici di erenze e le multiformi risorse.

Si vuole proporre uno sguardo critico della città di stampo ottocentesco riconoscendone il valore urbano ma volendone proporre una modi cazione in termini di “apertura” al piano strada. Si riconosce infatti in un modello di città resa più porosa una città in grado di essere maggiormente includente, in grado di attingere e mettere in-fusione le risorse potenziali di urbanitè sia pubbliche che private perché siano risorse condivise, in grado di creare spazi animati, in cui la gente si possa riappropriare anche delle spazialità prima privatizzate o non partecipi in maniera continuativa del ritmo della città.

Grazie al progetto si potrà riconsolidare lo spazio urbano del Sentierone secondo le caratteristiche che più le sono proprie: la “porta” alla città attraverso le Muraine e l’”a accio” dei borghi su di una piazza comune. In particolare, il tema della “porta” è realizzato tramite il ra orzamento della dimensione trasversale del Sentierone rispetto a viale Roma, una volta attraversati i propilei di Porta Nuova, grazie al livellamento del suolo; il tema dell’”a accio” è realiz- zato dall’unità della pavimentazione, non più interrotta dall’asfalto di viale Roma, ma in continuità tra via Tasso e via XX Settembre.

Il progetto viene realizzato tramite il disegno di uno spazio pubblico di qualità, in cui vengono messi a sistema tanto i diversi spazi aperti esistenti quanto gli edi ci che ne fungono da bordo.Lo spazio pavimentato viene reso unitario ed attraversato da diagonali che ricalcano le antiche giaciture dei campi, oggi rimaste solo nell’orientamento di Santa Maria delle Grazie, in Palazzo Frizzoni e nel Chiostro di S. Marta. Questo gesto permette di rendere evidente la strati cazione storica incredibilmente ricca di questo luogo, oggi di cile da cogliere.

Grazie alla nuova pavimentazione lo spazio pubblico può conquistare l’intera sezione dell’area di progetto, da Porta

 

Nuova al portico del Piacentini , dando la possibilità tanto ai cittadini quanto ai turisti di appropriarsi e di godere dello spazio più rappresentativo ed identitario di Bergamo bassa.Il cono ottico che inquadra la città alta è valorizzato dalla percezione consequenziale dei propilei che introducono alla vastità dello spazio, ritmato e arricchito dalla presenza del Sentierone, dei giochi d’acqua e delle ali del portico.

Oltre alla progettazione di uno spazio aperto interconnesso, multiscalare, e di qualità, non bisogna compiere l’errore di pensare che solo il suolo ed il disegno dello spazio aperto possano essere risolutivi di ambiti strategici urbani com- plessi come quelli dell’area di progetto. Gli spazi collettivi devono funzionare in sinergia al costruito ed alle funzioni ospitate tanto all’interno quanto all’esterno degli edi ci. Per questo motivo il progetto si propone anche strategie funzionali di rilancio che diano la possibilità tanto del cittadino quanto del turista di riappropriarsi degli spazi anche tramite usi tanto eccezionali quanto radicati nel territorio.

Viene individuata una fascia principale di intervento che funzionerà da rilancio per l’intera area, facendo crescere l’appetibilità dei locali ai piani terra ora s tti. Tale fascia è collocata alla porta del borgo Pignolo, in corrispondenza dell’inizio di via Tasso e si sviluppa attorno al perno forte del palazzo degli ex U ci Statali che, grazie alle sue grandi dimensioni, ed alla qualità della sua architettura, può essere utilizzato come snodo di rilancio dell’intera area.

Il progetto prevede di collocare all’interno dell’immbile una serie di super ci commerciali di media e grande super cie, grazie alla modi ca del PGT prevista dall’Amministrazione comunale. In particolare, i servizi commerciali insediati dovranno fare riferimento alla tradizione eno-gastronomica locale, così da realizzare anche un punto di rilancio del piccolo e medio artigianato che potrà avere qui un luogo di rappresentanza nel centro della propria città. L’insediamento di servizi di ristorazione, in particolare, permetterà l’aumento della fruibilità dell’area di progetto anche in ore serali, aumentandone la percezione di sicurezza e d’appartenenza.

 

Analogamente alla rivitalizzazione del palazzo degli ex U ci Statali, è particolarmente strategica la rivalorizzazione tanto degli spazi aperti adiacenti (il chiostro e centro culturale di San Bartolomeo, Largo Belotti, Piazza Dante e Ca- vour) quanto il rilancio di edi ci esistenti posti nelle immediate vicinanze. Anche nell’ex teatro Novo, si propone una nuova destinazione con l’insediamento di una funzione alberghiera, avvalorata sia per la qualità architettonica dell’e- di cio che per la sua posizione strategica. Tale funzione potrà ulteriormente incrementare la vocazione dell’area di progetto come “porta” della città, non solo a livello locale, ma nazionale ed internazionale.

Inoltre, l’aumentata fruizione può avvalersi dei numerosi servizi culturali o erti dal Palazzo del vecchio Municipio, oggi sede di u ci e della biblioteca Caversazzi. La proposta è di popolare il piano terra di funzioni pubbliche mirate alla cultura, quali biblioteca, spazi di studio e co-working, nonché l’apertura della corte centrale per far crescere funzioni già oggi avviate: cinema all’aperto, teatro all’aperto, manifestazioni artistiche.

Nella concezione multiscalare del progetto, si prevede la possibilità realizzativa parziale del progetto, considerando la priorità cronologica richiesta dall’Amministrazione rispetto ai sub-ambiti 1 (Piazza Dante e Quadriportico) e 2 (Sentierone lato est e Piazza Cavour).

Oltre all’intervento sul suolo, il progetto riconosce due ambiti più limitati e speci ci in Piazza Cavour e Piazza Dante. Mentre la prima può vivere della propria carica culturale data dai vicini teatro e biblioteca, diventando il foyer all’aperto della Città, luogo per spettacoli e manifestazioni culturali, Piazza Dante, verrà ricon gurata come oasi verde, chiostro di riposo e di ombra, nonché di collegamento tra Piazza della Libertà a nord ed il quadriportico a sud grazie alla con- tinuazione della pavimentazione esistente a losanghe.

Sub-ambito piazza Dante-quadriportico.Nella continuità tra il Sentierone est e piazza Dante il quadriportico rivitalizzato da nuove funzioni commerciali e attrattive, e una nuova illuminazione serale, diventa porta e quiete, che conduce a uno spazio verde; un giardino in forte relazione con gli edi ci che ne costituiscono quinta si materializza come bordo da abitare allo stesso tempo attraversato da diagonali che ne determinano il baricentrico luogo centrale e accogliente.All’ingresso del parco, delle “isole” sono pensate per accogliere mostre, esposizioni e piccoli eventi, disegnandone il bordo. Grandi vasche verdi lievemente in pendenza, bordate da una panca continua, accolgono gli alberi esistenti e disegnano luoghi dello stare.Sono previsti dei lucernari che illuminino il lungo corridoio dell’ex albergo diurno; lo spazio centrale sottostante la fontana, integrandosi con il sistema delle panche e dei percorsi.Una pavimentazione continua elimina il dislivello con la strada , diminuendo l’importanza della percorrenza carrabile e ampli ca l’intensità della relazione tra il parco e l’edi cio della Procura.Si genera cosi’ uno spazio che accoglie i dehor dei bar via che ritrovano luoghi abitabili.L’illuminazione è pensata strettamente in relazione con gli spazi vivibili, concepiti anche la sera come luoghi d’incontro, relazione ed eventi.

L’ambito di piazza Cavuor prevede la creazione di una centralità piu’ intima capace di riunire le presenze del teatro Donizetti, a fronte anche della previsione del nuovo intervento sulla facciata, e della biblioteca Ciro Caversazzi, donando ai due edi ci uno spazio d’incontro e dello stare.Il dislivello naturale della piazza è disegnato e ra orzato da due gradoni e due rampe che o rono la possibilità di ospitare tavoli , sedute e luoghi di ristoro. La fontana ritrova la sua centralità in uno specchio d’acqua che si integra con il disegno urbano; gli alberi vengono mantenuti e integrati con nuove piantumazioni.

Materiali e tecnologie.Per le nuove pavimentazioni è previsto l’uso di materiali locali, come il ceppo di Zandobbio e gettate di cls lavato con inerti locali a vista, in continuità con gli spazi monumentali di Bergamo, ritrovando una dimensione vasta, ma a misura d’uomo.Lo spazio essibile o re la possibilità di ospitare eventi, edicole e tutti quei dispositivi come totem informativi (pensati soprattutto all’accesso della piazza dalle vie che arrivano dai borghi), postazioni per bike sharing, punti di ricarica per gli apparecchi elettronici ecc...Sarà previsto un sistema di illuminazione che ritma la piazza illuminando lo spazio a terra e insieme agli elementi monumentali, edi ci e Sentierone; valorizzandone la centralità, i portici, i bordi e lo spazio alberato, alla ricerca di grande qualità anche nelle ore notturne con l’inserimento di elementi a terra che guidano nella percezione visuale dei percorsi e dei punti di sosta, relazione e attrazione.

Si prevederà per i due sub-ambiti un piano manutentivo, che coinvolgerà principalmente la cura dello spazio pavimentato, delle piantumazioni e dei dispositivi installati. 

EDIFICI

NUOVA CENTRALITA' URBANA

LA GRANDE PIAZZATA BORGO PIGNOLO E BORGO SAN LEONARDO

Hanno collaborato: Stefano Agliati, Matteo Pigni